I Troiani

Grand-opéra in 2 parti e 5 atti
Musica:   Hector Berlioz

Personaggi - Interpreti:
Priamo, re dei Troiani - Leonardo Monreale
Ecuba, regina dei Troiani - Milena Pauli
Elleno, figlio di Priamo - Walter Gullino
Enea, eroe troiano - Alexey Steblianko
Ascanio, figlio di Enea - Elena Zilio
Cassandra, fidanzata di Corebo - Nadine Denize
Corebo - Jurij Masurok
Panteo, sacerdote troiano - Carlo Zardo
Un guerriero troiano - Tito Turtura
Lo spettro di Ettore - Gelb Nikolski
Andromaca, vedova di Ettore - Patrizia Punzo
Astianatte, figlio di Ettore - Marco Grancagnolo
Un capo greco - Aldo Reggioli

Maestro direttore e concertatore:   Georges Pretre
Maestro del coro:   Romano Gandolfi

Scene:   Ezio Frigerio
Costumi:   Karl Lagerfeld

Orchestra e coro del Teatro alla Scala di Milano

Allestimento:   Teatro alla Scala di Milano


Prima rappresentazione
Teatro alla Scala, Milano
4 maggio 1982

Le parole di Luca Ronconi

Cantami, o diva, un kolossal


Riguardo ai Troiani due sono le possibilità di un regista: metterli in scena come un oratorio o come un kolossal cinematografico. La mia scelta è stata quella di non fare né l’una né l’altra cosa, ma di cercare una mediazione […] seguendo lo spirito del libretto che Berlioz ha tratto da Virgilio […] una mediazione fra la staticità delle azioni e il dinamismo delle situazioni. […] Nei Troiani c’è un simbolo che torna continuamente: è la città che viene senza interruzione distrutta e ricostruita. Ecco: questa ossessione della città […] è l’idea base della mia regìa. Idea che credo fedele allo spirito della musica, del libretto di Berlioz. […] la scena di base è un’architettura scandita da alte colonne. Dentro questa architettura, improvvisamente […] si inseriranno delle scenografie dipinte […]. Avremo dunque una scena bipartita: da una parte le colonne […] con dei modellini di edifici in scala minore, dall’altra la natura idillica e un pannello d’acciaio che riflette il cielo.
Intervista di Maria Grazia Gregori
«L'Unità»
30 aprile 1982

Ronconi: i «predatori» di Troia


È un incontro con una opera grande, nel senso che è di grandi proporzioni, ma forse è più vero dire che è un incontro con un’opera diversa dalle altre. Per fare un esempio, […] nella prima parte […] il coro è il vero protagonista, mentre […] Cassandra […] ha il ruolo di commentatrice profetica degli avvenimenti. Certo I Troiani hanno una qualità kolossal […]. Ma spesso tutto ciò è narrato in modo indiretto. La seconda parte, quella di Didone e Enea, è soprattutto sentimentale. La mia idea è quella di non fare un film alla De Mille, anche se mi viene da pensare che a Berlioz sarebbe piaciuto avere a disposizione […] effetti speciali […] una sorta di Predatori dell’arca perduta nell’opera […]. C’è un concetto che mi sembra utile per capire questa storia […] è il significato della caduta e della costruzione di una città, di un Potere. […] Così ha deciso il fato, ma non ne facciamo un dramma eroico: contano di più, credo, le gioie e i dolori dei personaggi […].
«Corriere della Sera»
1 maggio 1982

Sì, il fascino letterario di Cartagine in fiamme…


Berlioz […] parla di poema lirico per La presa di Troia e di opera per I Troiani a Cartagine. Drammaturgicamente i due termini vanno intesi in senso complementare, non restrittivo. La drammaturgia berlioziana ha spazi e intenzioni diverse da quella comune. I Troiani non possono essere considerati “solo” opera o poema lirico. Ma nemmeno oratorio. […] Anche sotto il profilo drammaturgico balza subito la strutturazione del testo in pezzi chiusi e compiuti. […] Rimane una ricchissima antologia di situazioni, ma le azioni reali scarseggiano. Dal libretto si ricava un racconto continuo di cose “accadute”: che in realtà, in scena, non avvengono mai. Quindi non vanno rappresentate. I due piani drammaturgici dei Troiani si dibattono tra le dimensioni di azione e situazione, anche se la forma musicale sembra occuparsi del lato descrittivo. […] Nei Troiani […] sono le influenze e le memorie letterarie […] che si assumono tutto il peso drammaturgico. L’affetto e la nostalgia del compositore-librettista per il mondo antico è l’oggettiva spinta poetica dell’opera. […] Qui i riferimenti al mondo antico sono palesi: in alcuni elementi della scenografia, soprattutto nei costumi di Karl Lagerfeld, suggeriti da originali fenici e cretesi, che devono ridare corpo all’antichità vagheggiata così minuziosamente, quasi rivissuta, da Berlioz. […] Il richiamo letterario si completa con la bruciante tensione musicale; la drammaturgia un poco raggelante con i suggerimenti spettacolari, narrativi e avventurosi che vicenda e pittura musicale scandiscono
Che impressione fa al regista Ronconi la musica di Berlioz?
La medesima di un ascoltatore qualunque. Si avvertono le carenze della drammaturgia ma si viene attratti dalla perentorietà di un discorso musicale che non lascia respiro.
Intervista di Angelo Foletto
«La Repubblica»
4 maggio 1982

Rassegna Stampa


«Troyens» di Berlioz in una edizione di alto livello

[…] uno spettacolo che ha saputo compenetrare gli elementi classici con quelli romantici in una miscela di grande fascino, e nel quale il richiamo letterario riesce ad una osmosi con la bruciante tensione musicale.
Piero Santi
«Avanti!»
6 maggio 1982

Un dinosauro musicale tra Kitsch e sciatteria

A loro attenuante va portata tuttavia la ferocia con cui infierì su di loro quel falso genio che si chiama Luca Ronconi le cui gesta si rinnovano sempre diverse e tuttavia uguali, con la malinconica ricaduta dei vizi patologici. Il vituperato Cecil De Mille, principe del gigantismo pseudo storico di Hollywood, fu, al confronto, un maestro di gusto e discrezione.
Piero Buscaroli
«Il Giornale»
6 maggio 1982

Il rosso del sangue e un tricolore per vestire Didone

Partiti dal consueto principio di seguire il libretto e mai la musica, convinti che una nota valga bene una macchina, Frigerio e Ronconi riempiono il palcoscenico di attrezzi, costringendo più volte il coro a rifugiarsi nella buca d’orchestra […] Però, pur non potendo condividere la macchinosità come soluzione sistematica, resta da vedere come quella sia realizzata: e ci troviamo di fronte allo spettacolo più tranquillo e pulito di Ronconi.
Michelangelo Zurletti
«La Repubblica»
6 maggio 1982

Questo Berlioz si prende troppo sul serio

Fastoso e godibile lo spettacolo […]. La regìa […], spiegata a esclusivo sostegno della musica con lodevole sobrietà, era apprezzabile anche per gli effetti di luce, le appropriate manovre delle masse, le suggestive composizioni di gruppo.
Rodolfo Celletti
«Il Globo»
6 maggio 1982

Berlioz e Ronconi

Luca Ronconi è in certo senso l’elemento decisivo di questa interpretazione dei Troiani, anche se lo spettacolo presenta ancora qualche smagliatura sul piano tecnico. Il regista non ricerca una drammaturgia narrativa che l’opera rifiuta: i Troiani sono visti in chiave schiettamente neoclassica e come un accadimento di fati che nascono e si spengono episodicamente. Nella visualizzazione si accumulano reperti di archeologia figurativa (da Poussin alle architetture imperiali ottocentesche) con allusioni neoclassiche del tutto inventate. Il quadro visivo è concepito come un seguito di avvenimenti in cui il consueto macchinismo barocco, caro a Ronconi, appare come razionalizzato, legato alle motivazioni della più raffinata cultura francese […] una ricostruzione attualizzata del gusto napoleonico parigino. Il gioco delle prospettive, la conciliazione tra costruttivismo scenografico e immaginazione pittorica […] creano una drammaturgia deliberatamente artificiale che si consuma nello spettacolo. Le parentesi intimistiche, invece […] sono disegnate con estrema discrezione. In definitiva Ronconi […]opta per la fantasmagoria scenica nella prima parte La presa di Troia, mentre nella seconda, I troiani a Cartagine, là dove le situazioni teatralmente si semplificano, punta sulla emergenza di una tenerezza appena sfiorata. Anche la scena diviene qui più spoglia, creando una specie di vuoto emotivo con un’assenza amorosa proprio nel momento in cui la passione tra Didone ed Enea si manifesta esplicitamente.
Mario Messinis
«Il Gazzettino»
6 maggio 1982

Ronconi-Prêtre illuminano anche Berlioz

Luca Ronconi ha avuto con la partitura di Berlioz uno degli incontri più felici della sua carriera: la mescolanza degli stili, classicismo e romanticismo allacciati in una simbiosi inestricabile, il soffio veemente della natura, la monumentalità e la staticità da bassorilievo sono elementi privilegiati per innescare la sua fantasia. […] Il gigantismo […] si rivela una felicissima metafora scenica della spasmodica volontà di potenza dell’orchestra berlioziana […].
Enzo Restagno
«Stampa Sera»
5-6 maggio 1982

Scoppia la guerra di Troia

Questo […] è uno dei più begli spettacoli realizzai da Ronconi: uno spettacolo di eccezionale varietà, pieno di annotazioni intelligenti, di richiami culturali, di illuminazioni geniali. […] È il mondo dell’Eneide virgiliana riletta da un romantico che ha guardato le rovine ottocentesche di Roma, che ha studiato il Viaggio in Italia di Goethe, che ha assorbito la Rinascenza attraverso i drammi di Shakespeare. Il risultato è uno straordinaria fusione di romanticismo e manierismo, dai quadri pittorici «alla Poussin» all’ombra del monumento a Vittorio Emanuele II proiettato ironicamente nel finale a indicare quale sia la Roma vagheggiata da Berlioz. Tutto questo, infine, è mosso con uno sbalorditivo senso del teatro, aprendo e chiudendo scorci, portando alla ribalta il mare o la foresta, la ferrigna potenza greco-troiana o la sontuosa mollezza cartaginese, muovendo i piani o bloccando le figure in quadri di plastica intensità. Che un simile spettacolo sia riuscito, nonostante la fretta e la insufficienza delle prove, è una ulteriore prova della maestria con cui Ronconi domina la materia teatrale.
Rubens Tedeschi
«L'Unità»
6 maggio 1982