La donna del lago

Melodramma in due atti
Musica:   Gioachino Rossini

Personaggi - Interpreti:
Giacomo V, Uberto - Juan Diego Florez
Rodrigo - Charles Workman
Serano, Bertram - Gregory Bonfatti

Maestro direttore e concertatore:   Daniele Gatti
Maestro del coro:   Lubomir Matl

Scene:   Margherita Palli
Costumi:   Carlo Diappi
Luci:   Guido Levi



Prima rappresentazione
Palafestival, Pesaro
12 agosto 2001

Foto / Bozzetti / Video

Le parole di Luca Ronconi

Ronconi: il mio Rossini da fiaba


Ricordo la direzione di Pollini lucida e trasparente, un allestimento interessante, una Scozia riconoscibile, soprattutto per il costume, il kilt e via dicendo. La mia idea è diversa, ci sono spunti e invenzioni musicali molto belli ma dal punto di vista drammaturgico è abbastanza inerte. Lo spunto narrativo è una ballata di Walter Scott. L' aneddoto è storico ma talmente povero da renderlo simile a spunti leggendari. Roba da Mille e una notte. Allora invece di fare un' opera di finta ambientazione storica, con anticipazioni preromantiche m' è sembrato più congeniale buttarmi sul leggendario. I riferimenti alla leggenda sono caratteristici del Romanticismo.
Ma che Scozia sarà?
Una Scozia dove non ci sono le selve tenebrose rivendicate dal libretto. Ma c' è il lago. Lei, Elena, abita lì, e a un certo punto si spalanca e lei dà l'impressione di abitare nel fondo del lago, dove sono annegate le statue di vecchi guerrieri. Tutte le parti belli che hanno un chiaro riferimento al mondo ossianico, l'eroe bardo scozzese, mentre il castello sorge dalla terra e si allunga spaccando la collina. Ecco, i colori sono ripresi pari pari da certi paesaggi scozzesi, con qualche roccia e l' azzurro intenso dei laghi scozzesi. Anche se nel libretto si parla di una foresta, non c' è un albero. Solo un campo di muschio. Tutto è avvolto in un' atmosfera nebbiosa. Insomma, l' impronta è fiabesca.
E la musica ha un' impronta estatica?
Direi di sì, dei tanti momenti guerreschi o patriottici si capisce che a Rossini non gliene frega niente. E' una musica che non brucia subito negli effetti. E' un' opera con una sua eleganza, con qualche squilibrio e sconnessione, più interessante che bella, se per bello s' intende una cosa concretamente riuscita. Però ci sono momenti felici. La vera convenzione è nei personaggi. Anche la protagonista è rigida. L'unico a cui succede qualcosa è il re, lui sì che cambia, e da appassionato e possessivo che vuol portarsela a letto diventa un re che rinuncia a lei e diventa clemente con i nemici.
Valerio Cappelli
«Corriere delle Sera»
9 agosto 2001

Rassegna Stampa

Con Ronconi rivive «La donna del lago»

C'è un taglio fiabesco, diventa irriconoscibile l'ambientazione storica che nasce dalla ballata di Walter Scott. […] I personaggi si muovono su una distesa collinosa, ai lati spuntano rocce ricoperte d'erba [...] si respira un'atmosfera, una malìa che abbraccia uno spettacolo di brume, di nebbie leggere. Tanto, i personaggi sono «evanescenti e convenzionali, la drammaturgia è inerte» dice il regista. Così si è lasciato andare al realismo onirico richiamandosi ai bardi scozzesi, alle leggende, al mondo ossianico. Ma è soprattutto un mondo dove il tempo è congelato, sospeso in un'atmosfera trasognata in cui il lago è una presenza ipnotica. Vedi questa cortina d' acqua che sale in verticale e si arrampica sulla parete, sembra una cartina geografica con i suoi contorni, un punto azzurro visto dal satellite. D'un tratto il lago si apre e si scorge il fondo, ed Elena è lì, tra le statue annegate di vecchi guerrieri.
Valerio Cappelli
«Corriere delle Sera»
13 agosto 2001

Un «Rossini da fiaba» con la firma di Ronconi

Ci voleva Ronconi per ripetere […] il miracolo di questo capolavoro rossiniano Ci voleva Ronconi per centrare l'atmosfera leggendaria di una vicenda ambientata in Scozia e per rendere Rossini più vicino al nostro modo di pensare, a certi procedimenti mentali che fanno parte integrante della nostra cultura, per trasformare di colpo, alla fine di tutto, un lago nebbioso immerso nelle brume nordiche in un castello stilizzato. […] Come scrisse Giacomo Leopardi al fratello dopo aver visto i due atti al Teatro Argentina in Roma (5 febbraio 1823), potremmo ripetere: «Potrei piangere ancor io, se il dono delle lacrime non mi fosse stato sospeso.
Piero Ferrari
«Giornale di Vicenza»
14 agosto 2001

Una travolgente «Donna del lago»

Bellissima la soluzione scenica di Luca Ronconi: il lago è una parete crespata, azzurro-grigia, che chiude al proscenio il grande spazio del Palasport, e, cantando come in sogno, Elena slitta diagonalmente, dall'alto in basso, in una culla di fronde. Il lago scozzese presta a tutta l'opera il suo colorito sfumato: la partitura echeggia di lontani suoni di corni, liquidi gorgoglìi di clarinetti sotto le voci, e sfuma sovente in una strumentazione che avvolge i personaggi come una bruma. Ma, ecco la novità, questo naturalismo, nell'idea di Ronconi e della scenografa Margherita Palli, ha un che di selvaggio; la parete del lago si spacca e, aprendosi, lascia apparire rocce cupe e desolate colline erbose, oppure statue gigantesche, e stalattiti viste dall'alto in basso, per mostrare gli intemi. La scelta è interessantissima, perché siamo abituati a identificare la natura della "Donna del lago" con un paesaggio morbido e rassicurante, ingenuo e carezzevole; ma, a ben guardare, non è cosi.
Paolo Gallarati
«La Stampa»
14 agosto 2001

Ronconi nel lago di Rossini svela l'orrore dell'umanità

L'astronave rossiniana viaggia che è una meraviglia. Quella pilotata da Ronconi si è magistralmente fermata a contemplare dall'alto un lago della Scozia, punto d'incontro di un'umanità dilaniata da guerre, pronta però a superare l'orrido e a riconquistare il tenero, umano paesaggio della pace e dell'amore. […] L'orrido della natura è anche, secondo Ronconi, l'orridò della lotta fraticida, che i ribelli nei dintorni di un lago conducono contro il re di Scozia. […] Luca Ronconi ha stupendamente movimentato il paesaggio nella gamma dell'orrido alla quiete della natura e dell'animo umano.
Erasmo Valente
«L'Unità»
14 agosto 2001

Quei guerrieri bellicosi innamorati del bel canto

Da questi boschi dove Giacomo V va a caccia di cervi (e di fanciulle) non escono più ninfee e pastori ma amanti e guerrieri. E non importa che poi per dirsi le cose aspettino il loro turno per ripeter le stesse note di chi ha parlato prima intrattenendosi sui do acuti. […] Luca Ronconi ama pochissimo questi scozzesi che con la complicità del costumista Carlo Diappi ne fa dei pitecantropi orribili, gonfi di polpaccioni e pettorali di gomma, stretti da stracci luridi […]. Anche Margherita Palli non esita a aprire il bel quadro montano facendo emergere una reggia tugurio, anche un po' franata.
Michelangelo Zurletti
«La Repubblica»
15 agosto 2001