Ricciardo e Zoraide

Dramma in 2 atti
Musica:   Gioachino Rossini

Personaggi - Interpreti:
Agorante - Bruce Ford
Zoraide - June Anderson
Ricciardo - William Matteuzzi
Zomira - Gloria Scalchi
Ernesto - Iorio Zennaro

Maestro direttore e concertatore:   Riccardo Chailly
Maestro del coro:   Antonin Sidio

Scene:   Gae Aulenti
Costumi:   Giovanna Buzzi

Orchestra e coro del Teatro Comunale di Bologna
Coro filarmonico di Praga



Prima rappresentazione
Teatro Rossini, Pesaro
3 agosto 1990

Foto / Bozzetti / Video

Le parole di Luca Ronconi

Le bugie di Rossini sulla barca colorata dei crociati


Luca Ronconi: Si tratta di una favola e pertanto va raccontata come favola. Una storia ambientata in uno di quei Paesi esotici alla Rossini, una Nubia di fantasia, dove accadono vicende che sembrano uscite da Racine, amori, passioni, tradimenti, inganni, rifiuti amorosi e ricatti sentimentali trattati però con estrema leggerezza e disinvoltura. Un'opera molto raccontata, che non ha certo bisogno di tableaux vivants. Per cui, a dare le varie connotazioni, bastano minuscoli segnali scenografici che spuntano dal deserto: un muro ed è città, un muretto ad angolo ed è la prigione, qualche palma ed è l'oasi, alcuni pilastri ed è il giardino. Tutto appena accennato, nulla di monumentale. E per trovare un elemento unificante del racconto che prescindesse dall'ambientazione geografica così vaga, mi è venuta l'idea del miraggio, dei personaggi che appaiono e scompaiono, quasi fossero inghiottiti da sabbie mobili. […] Anche se non ho autori preferiti, Rossini è uno che ha sempre sollecitato la mia curiosità […] è un autore imprevedibile intricato e intrigante. In Ricciardo e Zoraide, per esempio, mi ha divertito molto il fatto che la maggior parte dei personaggi dica continuamente bugie, finga, dissimuli, si nasconda, si travesta. Il tutto, in uno schema molto rossiniano, cioè geometrico, a numeri chiusi, duetti, terzetti, quartetti anche piacevolmente elaborati. E' un'opera non giocosa, ma neanche tragica, in cui la struttura è quella della pièces à sauvetage, con la fanciulla alla fine liberata dal su amato bene, che si presenta sotto mentite spoglie. Quanato di più convenzionale esista nella letteratura drammatica.
Gae Aulaenti: Il mio è tutto un lavoro sottile di aggiustamento, cosa che non capita con un altro regista. Il fatto è che Luca adopera tutta la scena, cioè non la lascia lì come elemento decorativo, ma la usa veramente, per cui ogni giorno c'è qualcosa da rivedere, da cambiare, da rifare. Si aggiungano le sue intuizioni notturne: stanotte, per esempio, gli è venuto in mente di chiudere i centanti dentro una rete, come delfini. Il che, non era previsto.
Luca Ronconi: Sarebbe buffo sostituire il soprano con un baritono, quando è in mezzo alle damigelle. […]
Gae Aulaenti: E le lucciole? Come facciamo con le lucciole? […]
Luca Ronconi: Che ne so?...Mi viene in mente mia zia che durante la guerra si appuntava una gardenia fosforescente sulla pelliccia, di notte, per non farsi sparare. Potremmo farle così, le lucciole.
Intervista di Donata Gianieri
«Stampa Sera»
30 luglio 1990

Rassegna Stampa

Le bugie di Rossini sulla barca colorata dei crociati

Il tenore lievita dal pavimento, il soprano ne viene ringoiato all'improvviso e scompare con l'acuto ancora stampato sulle labbra, quasi fosse risucchiato dalle sabbie mobili. Ed ecco, sullo sfondo, emerge il coro, evanescente e improbabile come una fata Morgana: sarà, non sarà? Canta quindi é. Da questa straordinariamente prolifica distesa grezza, il deserto di Rossini rivisto e corretto da Gae Aulenti. […] Infine, arrivano i nostri. Emergendo naturalmente dal palcoscenico, tutti stipati in una barchetta bianca e blu come quelle disegnate dai bambini: sono giovani, belli e crociati. Ma al primo attacco dei Mori, cadono tutti di colpo, come tanti birilli.
Donata Gianieri
«Stampa Sera»
30 luglio 1990

Rossini e Ronconi viva la fantasia

Geograficamente si potrebbe riconoscere la Nubia. Storicamente l'epoca delle guerre dei paladini di Carlo Magno. Precisazioni superflue: Si tratta di una favola […] Luca inventa, scopre, ribalta, aggiusta, aggiunge mentre fa, mentre lavora dentro la scena e, magari, si scontra con la scena. E' tutto uno stargli dietro, un reinventare, un cambiare spazi, proporzioni, prospettive, conferma Gae Aulenti che ha creato le scene astratte […]. Una piccola distesa di sabbia, il deserto. Un muro, la città. Uno spigolo di muro, la prigione. Un pilastro decorato a mattonelle gialle-azzurre, il giardino. Una palma, l' oasi. Gli elementi scenici e i protagonisti vanno e vengono, appaiono e scompaiono, come durante tempeste di sabbia […] la vicenda salgariana, pare fatta apposta per essere ricreata visivamente da Ronconi, che di recente con Viaggio a Reims, La fiaba dello zar Saltan e Oberon […] ha mostrato una singolare inclinazione ironico-fantastica, anche se il taglio dell' inedito titolo rossiniano va rapportato alla struttura di un dramma serio.
Angelo Foletto
«La Repubblica»
3 agosto 1990

A pesaro incanta un Rossini alla Salgari

Una narrazione senza cedimenti [...] in questa vicenda interpretativa tutto è stato condotto con gusto, una sottigliezza e perfino una tenerezza che hanno avuto tra protagonisti: Chally, Ronconi e Gae Aulenti. L'intelligenza autentica della Aulenti è stata quella di non pretendere in nessun modo di imporsi: non si è mai avuta infatti la sensazione che abbia voluto far da sola, ma che abbia lavorato sempre lasciando la mano dalla guida a Ronconi per poter creare insieme uno spettacolo di una leggerezza e di un segno intellettuale divini, una vicenda nella quale si muovono queste figurette di una grande storia con un finissimo senso di humor. Insieme, infatti, hanno creato queste figure nubiane dipinte di nero che danno l'immagine ottocentesca dei paesi lontani con un senso dell'esotico e dell'avventuroso degno di Salgari.
Duilio Courir
«Corriere della Sera»
5 agosto 1990

Ronconi, un colpo d'ala per Rossini

Luca Ronconi ha ambientato spiritosamente la vicenda di Zoraide, figlia dell'asiatico re Ircano […] in una corte africana di beduini che vivono nel deserto. Lo spunto è pittoresco e arguto. L'opera seria rossiniana ha sempre un che di naïf, da cui sgorga la sua tenerezza sentimentale e narrativa; la vicenda […] inoltre non è più complessa, né smaliziata del teatro dei pupi, ed ecco quindi Ronconi, Gae Aulenti e la costumista Giovanna Buzzi disegnare un paesaggio desertico di dune bionde e cielo azzurro: orizzonte morbido e ondulato da cui salgono e scendono […] gruppi di mori, civili e guerrieri, sentinelle […] e nomadi. […] Pochi gli arredi: un ciuffo di palme, una barchetta azzurra all'orizzonte, cubi di maioliche colorate.
Paolo Gallarati
«La Stampa»
5 agosto 1990

Rossini l'extraterrestre

Ricciardo e Zoraide: il futuro con il respiro di un altro pianeta. Diremmo proprio che Rossini ritorni al pianeta dal quale era disceso sul nostro. Fantasticamente colgono il segno di questo approdo Luca Ronconi, regista dello spettacolo extra-terrestre, e Gae Aulenti, lunare ricercatrice di sabbie desertiche. […] Rossini deve averli invitati a visitare la sua astronave musicale, nascosta i quel deserto dove tutto sbuca dal sottosuolo: un ciuffo di capelli, mani che si agitano, punte di lance, persone, cose, sentimenti...
Erasmo Valente
«L'Unità»
5 agosto 1990

A Pesaro il Ricciardo

Ronconi – che si mostra sempre splendido inventore quando parte da un testo sconosciuto – legge in chiave “antropologica” la vicenda, trasformando la reggia di Agorante in quella di un piccolo Bokassa, capo di una tribù selvaggia sconfitta dai civilizzati crociati; lettura che conferisce alla partitura una vena lievemente ironica forse non estranea alle intenzioni dello stesso autore.
Arrigo Quattrocchi
«Musica e Dossier»
n. 45 - novembre 1990

Ecco «Ricciardo». Una maratona per voci e deserto

E' un assurdo, ma la musica rossiniana ha il suono di questa assurdità che ha […] consentito a Luca Ronconi […] l'invenzione – ad esempio – di una barca che scivola tranquillamente sulla sabbia del deserto, per portare «i nostri» al salvataggio di zoraide e del suo innamorato Ricciardo, prigionieri di Agorante. Potrebbe esserci una corrispondenza tra le figure nere che riempiono il deserto, apparendo dal fondo, e le «figurine» nere che una mano geniale fa apparire dal nulla sul bianco del pentagramma: le assurde benedette note di Rossini, il segno di una sublime astrazione.
Erasmo Valente
«L'Unità»
13 agosto 1996