Sabato da Luce

Musica, libretto, danza, azioni, gesti:   Karlheinz Stockhausen

Lucifer, Basso:   Matthias Holle
Trampolista:   Adriano Vianello
Trampolista:   Sebastiano Vianello
Interprete del sogno di Lucifer, Pianista:   Majella Stockhausen
Gatta nera Kathinka, Flautista:   Kathinka Pasveer
I sei percussionisti :   Slagwerkgroep Den Haag
Danzatore con i nastri :   Kama Dev
Michael, Trombettista :   Markus Stockhausen
Il direttore del teatro:   Piero Mazzarella
Strumentista diabolico / Trombonista:   Michael Struck

Regista del suono:   Karlheinz Stockhausen

Allestimento:   Teatro alla Scala di Milano


Prima rappresentazione
Palazzo dello sport, Milano
25 maggio 1983

Le parole di Luca Ronconi

Stockhausen e la faccia di Lucifero


Lavorare con l’autore […] è molto spesso più che altro esecuzione di quanto Stockhausen aveva già chiarissimo in mente.
«La Stampa»
24 maggio 1984

Ma il diavolo spunterà dalla platea


Una regìa è un’interpretazione, questa non lo è. Lo dico con molta semplicità e umiltà: il mio intervento […] mi pare un buon lavoro di esecuzione. […] [Ronconi] Fa quello che l’autore prescrive. Lo fa perché si trova di fronte a un’opera nuova […]. Firmo questa messinscena per due motivi che dal mio punto di vista sono entrambi validi: la mia amicizia per Stockhausen e il fatto che questo autore mi interessa, che la sua musica mi incuriosisce. […] sono io che ho scelto di fare questo spettacolo, qui, al Palasport, perché penso che il palcoscenico non sia il luogo adatto per questo tipo di esecuzione. Così con Gae Aulenti […] abbiamo avuto la preoccupazione principale di trovare lo spazio più adatto alla sua drammaturgia di tipo globale. Ci siamo mossi seguendo un’idea: che lo spettatore fosse posto non di fronte a qualcosa […], ma che si sentisse […] circondato da qualcosa, preso dentro qualche cosa. […] Volevamo creare dentro questo spazio, fra queste palizzate di legno e torri di tubi Innocenti, non tanto un coinvolgimento quanto suggerire un’ipotesi di contiguità, di vicinanza. […] il pubblico […] sta in mezzo alla scena […] quel gran faccione di Lucifero […] occupa tutto il traliccio […] è la riproduzione del Lucifero di Botticelli. È lui il protagonista della vicenda: per questo domina lo spazio scenico, ma lo si ritrova anche fra il pubblico, raffigurato sui cuscini sui quali siede lo spettatore. […] questa scenografia […] deve avere […] un significato […] drammaturgico. Abbiamo scelto allora di usare dei materiali semplici come il legno […] che non deviassero in nessun odo lo sguardo dello spettatore dall’esecuzione dell’opera […]. “Prima rappresentazione” significa innanzitutto che è la prima volta che un autore si trova di fronte all’oggettivazione di ciò che ha immaginato. Succede che non sempre vi si riconosca. In questo caso io sono qui per aiutare Stockhausen a dare corpo alla sua immaginazione, non per fare quello che ho in testa io. In questo senso gli riconosco di essere autore fino in fondo.
Intervista di Maria Grazia Gregori
«L'Unità»
24 maggio 1984


Rassegna Stampa


Lucifero al Palasport

C’è certamente un po’ di utopismo teatrale nella contraddizione insanabile tra l’enormità dello spazio richiesto e la minuzia dei gesti accuratamente prescritti dal compositore (e attuati con diligenza da Ronconi, con un rispetto che di solito non usa a Verdi o a Wagner […]).
Massimo Mila
«La Stampa»
27 maggio 1984