Besucher


Prima rappresentazione
Teatro Eliseo, Roma
10 ottobre 1989

Foto / Bozzetti / Video

Le parole di Luca Ronconi


Besucher ha messo a rumore il sistema teatrale italiano. È stato il primo esempio di coproduzione fra un teatro pubblico, lo Stabile torinese, e un teatro a iniziativa e a gestione privata, l'Eliseo di Roma. È questa la soluzione che Ronconi dà al perenne stato di precarietà del teatro italiano?
Non è una soluzione. È semplicemente una constatazione. Dal momento che entrambi facciamo le stesse cose, che abbiamo lo stesso tipo di pubblico, che le forme di finanziamento sono le stesse, tanto vale fare assieme anche gli spettacoli.
Intervista di Roberto Canziani
«Il Piccolo»
7 febbraio 1990

Rassegna Stampa

dal Patalogo 13 (Ubulibri, Milano, 1990) 

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


Funziona assai bene la differenza che esiste con Branciaroli, antagonista che anche nella carriera reale ha percorso e perseguito sempre una storia poco associabile alla mia. Questo garantisce un ottimo challenge tra noi. Grossa competizione? No, la pièce non lo permette. Non è una gara di bravura. Ognuno dei due ha a disposizione lati vincenti, e la griglia registica di Ronconi annulla qualsiasi eccesso.
Intervista a Umberto Orsini di Rodolfo Di Giammarco
«La Repubblica»
10 ottobre 1989

Non mi interessa un'interpretazione di tipo sentimentale dei personaggi; cerco piuttosto di far passare i concetti, le idee che ci stanno dietro. Un procedimento per adesione, non per immedesimazione. Anche in questo personaggio di Steinberg in Besucher; più dei sentimenti, mediocri e confusi di questa ambigua figura di attore, contano i brandelli di idee, i nervi scoperti di una condizione umana confusa, qual'è quella che Botho Strauss esprime e qual'è in definitiva quella del nostro tempo. Anch'io mi sento molto confuso, in questa generale confusione di parole, linguaggi e morali. Il teatro, oggi, con l'ambiguità della parola 'detta', soffre e si t salta di questa confusione, in questa impossibilità della stessa dimensione tragica.
Intervista a Franco Branciaroli di Pasquale Bellini
«La Gazzetta del Mezzogiorno»
8 gennaio 1990

L'autore si prende la briga di dedicare tutta la commedia a un vizio nazionale, l'idealismo soggettivistico così caro e diffuso tra i tedeschi, facendo del teatro un luogo di cura, una Ussl dell'anima, dato che entrambe colà funzionano. Max ha la coscienza sovrabbondante e lacerata, lui che viene dalla Ddr. E se perderà cammin facendo un pezzetto di coscienza, Max sì ricomporrà. Ma che significa, da noi, che soffriamo di ammanchi di introversione e soggettività perdere la coscienza, 'perdere espressione dal viso come un diarroico perde il peso'?.
Roberto Menin
«Il Manifesto»
15 ottobre 1989