Fahrenheit 451


Prima rappresentazione
Limone Fonderie Teatrali, Moncalieri (To)
21 aprile 2007

Foto / Bozzetti / Video


Rassegna Stampa

dal Patalogo 30 (Ubulibri, Milano, 2007) 

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


In un mondo meccanico, fra grate grigie (scena di Tiziano Santi) nell'incarnazione inquietante del Mastino robot, programmato per uccidere che si muove in scorribande terrificanti, fra macchine trasportatrici, guidate da uomini che portano in scena divani, letti, persone con la stessa stolida indifferenza, Luca Ronconi firma uno spettacolo fortemente 'politico', di notevole forza espressiva, ben oltre il testo, che necessiterebbe di qualche taglio, con il quale si confronta. E si interroga sul mondo di oggi, sulla non conoscenza che genera mostri e sulla necessità della memoria, qui e ora, in una spiazzante e per nulla edificante 'favola' che ci riguarda.
Maria Grazia Gregori
«L'Unità»
23 aprile 2007

Ma il fatto che sia tutto molto bello non basta a garantire la riuscita del lungo spettacolo che nella prima parte è rallentato da dizioni troppo compiaciute e dopo turbato da un gridio eccessivo, trovando i momenti più felici nel rivelarsi della crisi di coscienza di Montag, il pompiere in dubbio rivissuto con grande emozione comunicativa in tutti i suoi risvolti da Fausto Russo Alesi, anche nei silenzi del suo primo contatto fisico coi libri ritrovati, e nella duplice raffigurazione di due artefici della conversione votati alla morte operata da una straordinaria Elisabetta Pozzi, nei panni di una ragazza sensitiva e poi del suo vecchissimo nonno filosofo.
Franco Quadri
«La Repubblica»
23 aprile 2007

Inattesa e intensa, in particolare, è l'ultima scena, quella degli uomini-libro. Coloro che sfidano il fuoco e la legge, imparando i libri a memoria, trasmettendoli oralmente, si sono dati la missione di salvarli dalla distruzione, si alzano ad uno ad uno in platea, in mezzo agli spettatori tra i quali erano mimetizzati. E le pagine parlanti di Aristotele, Poe, Melville, Proust, di tanti altri, convergono clandestine verso la scena, incarnandosi in una comunità anticonformista, di disobbedienti, di disertori, di caparbi lettori.
Roberto Canziani
«Il Piccolo»
23 aprile 2007