La pazza di Chaillot

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Le parole di Luca Ronconi


Ho scelto un testo su misura per Annamaria Guarnieri, non per una banale questione di omaggi, di regalo teatrale, ma per un puro atto di considerazione. A un'attrice come lei spetta uno spettacolo imperniato su di lei. Bene! - aveva fatto eco all'annuncio, con lieve malizia, Giorgio Strehler (cui si deve una storica Pazza nel '54, con Sarah Ferrati) durante la conferenza di presentazione della stagione del Piccolo, in cui meditava di inserire un nuovo allestimento di Giraudoux con la Lazzarini. Con un ruolo del genere, Annamaria smetterà finalmente di fare la bambina!
Intervista di Pier Cardinali
«Il Resto del Carlino»
26 gennaio 1991

Rassegna Stampa

dal Patalogo 14 (Ubulibri, Milano, 1991)

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


Il testo è un po' datato e molto francese, va restituito per quello che è: una piccola favola. La mia Aurelia, la pazza di Chaillot, è una che è andata via, come il titolo di quel film. Non le è successo nulla di grave: è stata lasciata da un uomo e ha perso un boa di struzzo. Si rifugia in queste due manie perché in realtà non riesce a vivere. Non accetta di vivere in un mondo in cui le cose vanno così male... Devo dire che nemmeno a me dispiacerebbe un giorno alzare i tacchi e andarmene... so che è da vigliacchi ma io dentro sono un famoso coniglio, anche se in scena e nella vita lotto come una pantera. Ma lotto proprio perché faccio fatica a vivere e a recitare. Devo esibirmi e invece preferirei rimanere nell'ombra. Ma a chiamata rispondo. Perché lavorare con Ronconi è sempre entusiasmante: prima ci abbatte, poi ci gratifica, ci lascia andare, ci frena e ci guida. E molto bello lavorare con lui, con quel suo inquietante rigore francescano. Si dà vita a una staffetta tra regista e attore che fa lievitare lo spettacolo. Sono convinta che il teatro possa farsi soltanto in questa maniera, tentando di andare verso tutto ciò che conosciamo e siamo.
Annamaria Guarnieri
«La Repubblica»
24 gennaio 1991
Con Luca Ronconi di nuovo comodamente seduti a teatro, al Carignano, da questa sera alle 20, dopo lo sciopero di ieri, per ascoltare battute del genere: 'Nel nostro secolo la fede e i martiri appartengono al mondo dei carburanti'. Come se non bastasse, subito dopo ecco arrivare: 'Nel nostro sistema di affari alle persone oneste viene reso l'omaggio che spetta loro, facendo dell'onestà un pericolo di vita non minore del delitto. Un altro assioma è questo: vicino al petrolio i cadaveri non puzzano'. E ancora un breve dialogo: 'Ma che cosa cercano? Hanno perso qualcosa?'. 'Cercano il petrolio: miseria, guerra, sudiciume. Un mondo miserabile'. E infine: 'Coloro che affamano la terra, che preparano la guerra, che incassano percentuali, che si fanno eleggere alle cariche senza diplomi, che corrompono la gioventù saranno presto tutti riuniti qui: abbiamo il diritto di sopprimerli in blocco? Se siete d'accordo il mezzo ce l'ho'. Sono parole che il sessantenne Jean Giraudoux mette in bocca ad alcuni suoi personaggi in La pazza di Chaillot, la commedia a lungo elaborata durante la seconda guerra mondiale e rappresentata postuma da Louis Jouvet nel dicembre del 1945, di fronte al generale De Gaulle. (...) Nemmeno avesse avuto una premonizione in tempi non sospetti. Prima Gli ultimi giorni dell'umanità con la tragedia della guerra che tutto devasta, corpi e coscienze, fino all'annichilimento totale. Poi, tanto per rimanere in tema, una favola paradossale e stravagante molto letteraria, molto verbosa e molto francese; un amaro apologo che ha per tema la corruzione, l'avidità, la follia dei potenti.
Gian Luca Favetto
«La Repubblica»
24 gennaio 1991