Nel bosco degli spiriti

Autore:   Amos Tutola
Progetto di:   Luca Ronconi, Ludovico Einaudi, Cesare Mazzonis
Drammaturgia:   Cesare Mazzonis, da La mia vita nel bosco degli spiriti

Scene:   Margherita Palli
Luci:   Nevio Cavina
Musiche:   Ludovico Einaudi


Danza:   Ibrahim Ouattara
Voce:   Rokia Traorè
Live electronics, percussioni ed elettronica:   Robert Lippork
Kora:   Ballakè Sissoko
Ngoni:   Moriba Koita
Percussioni:   Lamin Diabatè
Pianoforte:   Ludovico Einaudi
Video concept:   Matteo Ferroni
Video design:   Lorenzo Curone
Maschere:   Michele Guaschino



Prima rappresentazione
Teatro Cucinelli, Solomeo di Corciano (Pg)
3 settembre 2008

Foto / Bozzetti / Video


Rassegna Stampa

Un insolito Ronconi giocoso e horror ha reso il viaggio surreale, narrato nei racconti anni ’50 del nigeriano Amos Tutuola e sceneggiato da Mazzonis, una sorta di allegra “via Mortis”, con prove e sofferenze alla ricerca di un defunto spillature di vino di palma (in scena, un beffardo Riccardo Bini), bevanda di cui è ghiotto il protagonista, affidato allo straordinario Fausto Russo Alesi che, seguendo epicamente il testo della storia scritta in caratteri infantili su una parete mobile (scene di Margherita Palli, video concept di Matteo Ferroni), suona tutti i registri dell’interpretazione. Ed è perfetta sintonia con le musiche al pianoforte di Einaudi, il concerto di strumenti africani di Sissoko, Koita, Dubaté, la danza potente di Ibrahim Ouattare, la sensualità totale della cantante Rokia Traorè. Tra “lazzari che camminano a ritroso e squarci di città del vizio con drug queen, la sensazione è di leggerezza, e di poesia specie nella parte finale, struggente del suono della pioggia e della voce di Rokia.
Claudia Provvedini
«Corriere della Sera»
5 settembre 2008

[…] Spettacolo composito e affascinante dove l’antico lirismo del regista, in un felice connubio con l’empito didascalico che è la sua ultima cifra espressiva da Infinities in poi, ha dato per risultato un saggio-evento. Dimostrazione delle molteplici possibilità del teatro di farsi scuola, insegnamento, rivelazione di quel passato ancestrale da cui veniamo e di cui tanto poco sappiamo. […] Un sogno, un’aspirazione, un aforisma che Ronconi coniuga magistralmente grazie alle musiche ispirate e suadenti di Ludovico Einaudi e al ritmo perfetto di un’accolita di musicisti, tra cui spicca per autorità di presenza la splendida cantante Rokia Traoré, che mimano e sottolineno con enfasi le varie fasi del magnifico work in progress.
Enrico Groppali
«Il Giornale»
15 settembre 2008

Nel bosco degli spiriti si torna grazie a Luca Ronconi e Ludovico Einaudi, spinti dal fiuto drammaturgico di Cesare Mazzonis, per lo spettacolo, dallo stesso titolo, che ha inaugurato nei giorni scorsi il teatro, bello e nuovissimo, che Brunello Cuccinelli ha costruito in cima al borgo di Solomeo, sede della manifattura di cachemire che ha reso possibile la nuova costruzione. Nel bosco degli spiriti diventa sulla scena, più che un racconto “africano” o un apologo, una favola universale e sincretica, un percorso di viaggio che scopre la parentela con Orfeo classico di questo viandante, intenzionato a riprendersi nell’al di là il suo laborioso e produttivo spillature di vino di palma, rapito dalla vita. Lo spettacolo cerca e trova la materialità della terra, e la concretezza e la fatica di un umano pellegrinaggio.
Gianfranco Capitta
«Il Manifesto»
11 settembre 2008

Cosa può aver spinto un regista abituato alle grandi istituzioni come Ronconi ad accettare di lavorare in una situazione così anomala, così lontana dai suoi soliti standard produttivi? “Le condizioni di lavoro sono state molto buone – dice il regista – Si tratta di un teatro non grande, però nuovo, accogliente, confortevole e per giunta in campagna, un aspetto per me molto importante. Inoltre il committente è una persona singolare, simpatica, che ci ha lasciato lavorare in assoluta libertà, e anche questo non è secondario. Certo, si tratta di uno spettacolo di circostanza e d’occasione, che verrà presentato solo per cinque repliche a un pubblico di invitati: una dimensione che per tanti versi sembra fuori dalla nostra epoca”. […] L’idea di puntare su una messa inscena che unisse linguaggi diversi, la recitazione, il canto, la danza, è nata da una proposta del regista. “Mi è parsa giusta e consona alle aspettative del committente la scelta di realizzare uno spettacolo soprattutto musicale, piuttosto che un teatro di parola: date le circostanze, considerata la necessità di rivolgersi a una platea eterogenea, composta da tanti visitatori anche stranieri, non mi sembra il caso di affrontare un materiale drammaturgico che ponesse eccessivi probelmi di ascolto. Il testo è in sostanza una rilettura etnica, tra grottesca e visionaria, del mito di Orfeo. [….] L’opera di Tutuola è improntata a uno stile molto naif, ma pieno di invenzioni: è una scrittura non pretenziosa, senza l’intenzione di lanciare chissà quali messaggi, però leggera e molto divertente”.
Renato Palazzi
«Il Sole 24 Ore»
31 agosto 2008

Per il battesimo del gagliardo teatro di pietra con pronao e colonne ioniche, interno rinascimentale e volta a capriate, struttura che sorge nel borgo perugino di Solomeo in un Foro delle Arti tutto finanziato dall’imprenditore umanista-mecenate del cashmere Brunello Cucinelli, un maestro come Luca Ronconi ha diretto un’impresa “occidental-africana” con (esclusiva, diremmo) trasversalità di codici, di parole e di musiche dove svettava un libretto che Cesare Mazzonis aveva tratto da due romanzi brevi del nigeriano Amos Tutuola, con sonorità multiculturale condotta da Ludovico Einaudi, e contributi strumentali, canori e coreografici di più radici e tradizioni. Ma il bello di questo spettacolo raro e inedito (e felice) non era da ascriversi, a conti fatti, solo al cosmopolitismo e all’eclettismo degli artisti coinvolti, quanto anche, e con profondi accenti, all’andamento cosmico del racconto: Ronconi vi ha gestito con pudore e gran fantasia le redini di un favoloso viaggio nell’aldilà, ossia, lui notoriamente laico e agnostico, ha plasmato con finezza e tenerezza una discesa nel regno dei morti. Che è poi la tragedia-avventura più antica che ci sia
Rodolfo Di Giammarco
«La Repubblica»
8 settembre 2008