Pluto


Prima rappresentazione
Teatro Greco, Epidauro
17 agosto 1985

Foto / Bozzetti / Video


Rassegna Stampa

dal Patalogo 9 (Ubulibri, Milano, 1986) 

per gentile concessione dell'Associazione Ubu per Franco Quadri


Il caso narrato è proprio quello di Pluto, dio della ricchezza, reso cieco da Zeus. Sotto la sua apparenza stracciata, viene letteralmente acchiappato dal vecchio Cremulo e dal suo sgangerato servitore per essere condotto al tempio quindi riacquistare la vista. Cremulo (l'attore Stavras Paravas, una sorta di Tognazzi ellenico) fa scattare per sé, i suoi parenti e conoscenti, il ribaltamento e la sorte, con tutte le conseguenze positive e negative che si possono immaginare, fino all'allontamento del dio verso un posto di riguardo sull'Acropoli. Tutto questo Ronconi ha ambientato in un universo campestre costruito su 3.500 canne che sono pavimento, contenitore e il significato stesso di questo rapporto esasperato col denaro. Dentro a questa ondeggiante e graffiante distesa, capitombolano, sgusciano e si acquattano gli attori. Vestiti a loro volta di una mediterranea quotidianeità contadina che sfuma dal nero al malva. Sopra alle canne scorrono piattaforme su binari che librano a mezz'aria, come nel racconto biblico della camminata sulle acque, attori e portali, letti e automobili. Su una vecchia auto anni Trenta, gracidando prediche attraverso un megafono, arriva infatti come una suffragetta la Povertà, che con la contrapposta ricchezza impersonata da Pluto, sarebbe più giusto oggi chiamare rispettivamente austerità e consumismo. Lei viene cacciata via in malo modo, anche se la sfilata degli altri personaggi rovesciati da Pluto, veri testimoni d'accusa e a difesa nella grande disputa sulla giustizia, non renderanno alle scelte del dio maggiori grazie. Aristofane notoriamente non corre il rischio di passare per democratico quanto a ideologia, ma Ronconi (che pure ha usato la traduzione in greco moderno di circa trenta anni fa, opera di un intellettuale comunista, Kostas Varnalis) ne riprende lo spirito più profondo di partecipazione e conoscenza popolare.
Gianfranco Capitta
«Il Manifesto»
20 agosto 1985